Il ministero dell'istruzione decide di istituire un'anagrafe del corpo docente.
E qui è necessario aprire subito una prima parentesi, perché già l'idea in sé è strampalata: dal momento che si tratta di persone a cui viene corrisposto uno stipendio, per quanto misero, si presuppone che sia indispensabile essere già a conoscenza con precisione di chi e di quanti siano costoro, senza necessità di un censimento.
Comunque andiamo avanti.
Per essere censito (ed è obbligatorio), l'insegnante è tenuto a registrarsi su un apposito sito. Per poter accedere a detto sito si deve essere in possesso di una casella di posta elettronica
istruzione.it.
Seconda parentesi: tutti noi insegnanti possedevamo fino a due anni fa una casella del genere. Poi fummo obbligati a trasferirci su un'altra piattaforma ministeriale e la casella
istruzione.it venne disattivata. Adesso va ricreata ex novo.
Benissimo, procediamo.
Creo la casella, dotandomi di apposita password, e inoltro richiesta.
Nella risposta mi viene fornita una ulteriore password con la quale posso confermare che tale risposta mi è giunta.
Sono ora pronto per il passo successivo, che definire clamoroso è poco.
Munito di documento di identità e tesserino del codice fiscale mi reco nella segreteria della mia scuola, vale a dire nel luogo dove insegno da quattro anni e dove anche i muri mi conoscono, per il
procedimento del riconoscimento.
La segretaria è tenuta a mettere nero su bianco che io sono io.
Quasi mi verrebbe da contestare la procedura, in quanto poco sicura poiché non prevede neppure il test del DNA, ma decido di soprassedere e ricevo così un'altra password (e siamo a tre) che mi permetterà finalmente di inserire online...
Cosa?
Ma quello per cui da anni i servizi segreti internazionali si stanno scannando a vicenda, e che ha richiesto misure di sicurezza così massicce e complicate.
Il mio curriculum!
Chi sperava di leggerlo a sbafo è fregato. Rimarrà per sempre secretato negli archivi ministeriali.
Una considerazione e una domanda, per concludere.
Considerazione:
è cosa nota che in Italia le teste di cazzo pullulano.
Domanda: perché, però, al ministero dell'istruzione pullulano in misura così massiccia?